Per la canonizzazione di due papi, il
27 aprile pellegrini da tutto il mondo si recheranno a Roma. in una
metropoli che è quasi in bancarotta e sempre più trascurata, ma è
governata da un sindaco poco ortodosso.


Il "Leonardo Express" rimbomba dall'aeroporto romano
nel cuore della città. Dopo 32 minuti è il capolinea: Stazione
Termini. Nel tunnel pedonale pubblicità incollati: "Roma
Termini un posto dove vivere" Alle 23.10, silenzio irreale,
nessuna traccia di vita. Avvolti nei loro sacchi a pelo, barboni da
tutto il mondo sono sdraiati all'uscita nord. Qualche volta ci sono
un centinaia di senzatetto che si riuniscono intorno alla stazione
per evitare il congelamento, come se fosse un camino. Sono
innanzitutto profughi provenienti dall'Africa a passare qui la notte. Di giorno i rumeni sono la maggioranza, in gran parte indisturbati
dagli uomini della polizia di pattuglia, chiedono soldi ai turisti
stranieri. Non avrebbe visto e vissuto mai "una mix più miserabile di
feccia e malvagità" al momento dell'arrivo in treno a Roma -
per motivi di sicurezza sarebbe opportuno trascorrere a Termini "meno
tempo possibile”: L’arrabbiato commento è di turista londinese è
stato postato sulla pagina facebook di Ignazio Marino, da giugno 2013
sindaco di Roma. Il sindaco prende sul serio queste critiche, ma in
modo sportivo. Seduto al suo posto di lavoro nel Palazzo Senatorio
(trasformato da Michelangelo) pare un uomo con la coscienza a posto.
Due mesi fa rimproverava ancora i suoi avversari di voler lasciare
la città alle fiamme, come aveva fatto l'imperatore Nerone. Ma lui
non sarebbe disponibile a fungere da liquidatore ufficiale della
capitale. Che cosa era successo? La città era
sull'orlo del fallimento. Secondo il sindaco l’ultimo salvataggio
era un finanziamento d’urgenza di € 600.000.000 da parte del
governo in 24 ore. Alla fine Marino ha ottenuto ciò che voleva, e
Roma non bruciava. Ora si tratterebbe di guardare in avanti, così il
Sindaco commenta sotto una foto che lo ritrae in un abbraccio intimo
con Papa Francesco.
Perché il “il 27 aprile, i fari di tutto il
pianeta saranno puntati su Roma, con due miliardi di persone davanti
alla TV” La Domenica dopo Pasqua, quando i due
papi più popolari del 20 ° secolo, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo
II, saranno canonizzati dal loro successore Francesco, pellegrini di
tutto il mondo vogliono esserci, e gli hotel della capitale sono
quasi al completo. Almeno per un breve periodo i romani
"potranno sognare di vivere in una città veramente europea",
perché grazie ai tre milioni di pellegrini la metropolitana
funzionerà anche di notte, dice in una nota l'associazione
"Abitanti del centro storico". I vecchi residenti si
sentono abbandonati dalla politica, impotenti devono assistere alla
diffusione di tanti nuovi fastfood e Bed and breakfast". L’anno scorso più di dodici milioni
di turisti hanno visitato a Roma, anche se la Caput Mundi, la
capitale del mondo antico, ha perso il suo lustro. Questo dicono
tante persone che ci vivono. I visitatori come i pellegrini in
arrivo, scrive l’autore Mauro Evangelisti, devono prepararsi ad un
“vecchio aeroporto, tassisti disonesti, ladri, borseggiatori e
strade disastrate come a Cuba. In un appello prima delle ultime
elezioni amministrative, 21 intellettuali lamentavano segnali
desolanti di “decadenza” e “tramonto culturale”. Uno degli attori del film premio Oscar
“La grande bellezza”, Carlo Verdone, definisce la sua città a
immagine specchio di un “paese completamente fallito”. Il nuovo premier Matteo Renzi chiede
riforme radicali. Da quando la bancarotta è stata evitata
last-minute alla fine di febbraio, la città è sottomessa a una
sorta di amministrazione controllata del Governo. Per decreto al
sindaco è stato imposto un severo rigore di bilancio. Questo sarebbe
chance di ritorno, ha detto il sottosegretario all’economia
renziano. Roma dovrebbe fungere da esempio per il resto del paese. Ma dove cominciare? La prima
impressione di molti pellegrini è una statua di 5,5 metri, dedicata a
papa Giovanni Paolo II, e saggiamente collocata con le spalle alla
piazza della stazione – dove le siringhe dei tossicodipendenti
nuotano nel fango e dove sono parcheggiati i carelli della spesa
pieni delle povere cose dei senzatetto. Un uomo pelato energico cammina in
mezza alla folla di questa mattina. Dice: “Prima cosa, bisogna
riconquistare lo spazio pubblico di questa città. In tutta Roma è
difficile trovare una strada in cui uno ci si sente in Europa - cioè
dove tutto funzionerebbe. Massimliano Tonelli conosce benissimo
le zone ombre della capitale. Il 35enne giornalista è uno dei
blogger più letti ma anche più odiati della città. Il suo biotopo
sono le strade, piazze e sponde del fiume di Roma, e i suoi nemici
naturali sono tutti coloro che violentano la bellezza della Città
Eterna. Tonelli tiene conferenze alle
unversità. Nel 2010 è stato premiato “Romano dell’anno”,
perché non si fa scrupoli quando si tratta di lottare per la sua
città natale. I nome del suo blog ne sono una dimostrazione: “Roma
fa schifo” o “Cartellopoli”. Anche il Sindaco raccogli i contributi
di romafaschifo.com in una cartella gialla. Perché in questo blog i
romani di tutti i strati sociali forniscono prove dell’anarchia
quotidiana con immagini e testi. Per esempio: maiali che cercano cibo
nei cassonetti strapieni dei quartieri di periferia. Venditori di
souvenir che fanno i bisogni nelle rovine antiche. Depositi di
portafogli rubati e buttati, capanne in mezzo alla città, come a
Mumbai. Vuole iniettare questo messaggio nella
testa del sindaco: che “tutto quello che vede nel suo quartiere,
non è normale, che non ci si deve abituare a questo”. Chi legge il
suo blog osserverebbe la metropoli con occhi più svegli. “Questo
vale per tanti angoli della città. Dai, andiamo fare un giro”. Primo stop, Colosseo. Tonelli chiede:
perché il Comune tollera questi cavalieri con la spada di legno,
finti romani, che posano per i turisti, incassando un ricco compenso?
O i venditori di occhiali da sole del Bangladesh, che giocano a
nascondigli con la polizia prima di disfarsi della loro merce
falsificata? Oppure questi signori con il cartello fantasioso
“Colosseo Tour Guid”, visita guidata per cinque persone per 150
euro? “Tutto illegale, economia sommersa,
non pagano tasse, imbruttiscono la città e alla meglio lasciano solo
rifiuti”, s’arabbia Tonelli. “E sono i romani a pagare per la
rimozione dell’immondizia”. Anche la direttrice del Colosseo,
Rossella Rea, parla di una sporcizia “da terzo mondo” intorno al
più famoso Anfiteatro del mondo. Solo per la visita privata del
presidente degli USA del 27 marzo tutta la zona è stata sgombrata
dai fachiri, venditori ambulanti e finti legionari. “Se Roma va
sempre più in rovine, non è perché la città sia quasi fallita, ma
al contrario. Mancano gli introiti perché regna l’illegalità”
dice il blogger Tonelli. Adesso attraversiamo il centro storico,
lungo il Tevere, dove stracci di plastica sventolano dagli alberi
come bandiere tibetane della preghiera. E poi verso il ponte presso
il Museo per l’Arte contemporanea, dove immigrati rumeni hanno
costruito una piccola tendopoli con focolai, proprio in mezzo del
patrimonio UNESCO dell’umanità. A causa dell’illegalità naturalmente
Roma “attrae un certo tipo di immigrazione”, dice Tonelli. La
colpa principale di questo grande degrado sarebbe comunque degli
abitanti storici. “Questa città è malata per la mancanza di senso
civico”. Il fatto che il Museo della Civiltà Romana sia stato
chiuso all’inizio dell’anno per problemi di sicurezza sembra fare
parte di questa immagine. Dopo ripetuti scontri a Trastevere,
quartiere di divertimento notturno, si parla addirittura dei
coinvolgere l’esercito. “Siamo in guerra qui, la situazione è
fuori controllo” dice l’assessore comunale Orlando Corsetti. Il
presidente della circoscrizione ha fatto sapere che i soldi per asili
nidi, ospizi e l’assistenza ai disabili basterebbero solo fino a
maggio”. Grande dramma nella Città Eterna o
solo Opera buffa? Chi vede il sindaco di Roma, pedalando
in abito scuro e cravatta in Via del Corso sulla bici elettrica, si
tranquillizza per un po’: Se il capo della città va in giro così,
apparentemente tranquillo, scortato da 6 poliziotti, la situazione
della capitale italiana non può essere così terribile. Fu una sensazione quando Ignazio Marino
vinse sull’avversario del partito di Berlusconi nel giugno2013. Contro lo sfidante avevano pesato
il fatto che il figlio di una svizzera e di un siciliano aveva
lasciato Roma a 14 anni per tornare a 35 – per far carriera negli
USA e in Inghilterra come medico. Il chirurgo Marino assistette al
primo trapianto del fegato di un babbuino sull’uomo. Il Sindaco dice che si intende per
questo di tagli, e che l’esperienza passata gli è utile. “Togliere
i tumori è la parte più facile. Poi bisogna cucire tutto e far
ripartire l’organismo”. Marino annuncia interventi massici. “Mi
hanno lasciato una città piena di buche, con un sistema scolastico
sfinito, con una povertà crescente. Inoltre 14 miliardi euro di
vecchio debito, in parte di un periodo che sale alla candidatura di
Roma del 1960 per gli Olimpiadi. Quando assunse l’incarico non aveva
ancora compreso la “dimensione del disastro”, ma ora nessuno
potrebbe distoglierlo dai suoi propositi: “Spendo solo i soldi che
ci sono. Per decenni hanno fatto in un altro modo in questa città”. A molti romani questo sindaco appare un
po’ bizzarro. Con i suoi calzini azzurrini a strisce, il suo
accento non romano e la sua visione di un centro storico
pedonalizzato. Il suo primo atto d’ufficio, la chiusura dei tratto
stradale vicino al Colosseo fu aspramente criticato.

Tuttavia Marino rimane fedele a se
stesso a alla sua gestione poco ortodossa. Una volta cade davanti ai
Ministero dei Beni Culturali e si rovina i pantaloni, l’altra volta
attraversa il ponte sul Tevere in bici e chiede alle guardie svizzere
dove parcheggiare, prima di incontrare Papa Francesco. Per il degrado
alla stazione Termini propone che gli oltre 8000 senzatetto di Roma
potrebbero essere impiegati come ausiliari nelle biblioteche. Ha buone intenzioni, questo sindaco. Ed
è fiero di non essere cresciuto nelle paludi della politica romana,
di essere indipendente e senza problemi economici. Proprio questo gli
darebbe mano libera, dice Marino: “Ho l’incredibile vantaggio di
non dover far carriera. Questo significa che posso prendere delle
decisioni impopolari.”Esempi?
L’AMA e l’ATAC (di
proprietà del Comune) hanno accumulato negli anni un debito di tre
miliardi di euro. Inoltre il 18 % dei collaboratori dell’AMA è
sempre in malattia, e in agosto la quota dei malati
dell’ATAC era
il 22%. “Non accetteremo più una situazione del genere”. Dice
Marino: I pellegrini venuti a Roma per la
santificazione dei papi probabilmente non si accorgeranno di questo
sono stati imposti turni straordinari. Normalmente, l’ATAC con i
suoi 12.000 impiegati e ha più direttori della NASA non è in grado di
organizzare un numero sufficiente di bus per il trasporto pubblico
romano. Un centinaio di veicoli è fermo nei
depositi, mancano i pezzi di ricambio. Per mancanza di batterie è
operativa solo la metà dei costosi bus elettrici. Ogni anno sono
cancellate corse per un volume di ca. 16 milioni di chilometri. Cosa
dicono i romani onesti che comprano ancora i biglietti? Che non si
approfittano, come tanti altri “portoghesi”, del fatto che i
controlli sono rari come la neve in agosto? Non dicono nulla.
I romani di vecchia data sono eroi del
quotidiano. Senza aspettano a 38 gradi e sotto le piogge torrenziali
di gennaio alle fermate dell’autobus. Prendono ciò che passa. Per
il privilegio di vivere nella capitale si pagano anche le imposte più
alte sul reddito. Nessun miglioramento in vista. Al contrario,
mancano un miliardo al bilancio 2014. Prossimamente devono essere
presentati i programmi dettagliati per il risparmio. Potrebbe essere
tagliato oltre il 50% nel settore sociale.
E’ vero che ogni anno solo il turismo
porta un fatturato di 8 miliardi di euro. Ma invece di finire nelle
casse del comune, gli introiti si trovano alla fine nelle casse di
quelli che sono vicini al Comune. Un turista su due che acquista al
chioschetto vicino al Colosseo una bottiglia di birra a 5 euro o un
panino, arricchisce in questo modo il benessere di un consigliere
comunale della coalizione di Berlusconi e della sua famiglia,
proprietari di queste licenze. Il Sindaco è indignato. Viaggia molto
e si informa perché altrove funziona meglio. A Parigi discute sul
bike-sharing e la tutela dell’ambiente, a Madrid sui concetti della
“Smart City”. A Riad con un principe saudita, alla cui madre
aveva trapiantato un nuovo fegato, sugli aiuti per i monumenti
decadenti della capitale italiana. Marino sa che la salvezza di Roma dalla
bancarotta dipende se e in quanto tempo riesce ad avviare i passi
giusti. “Renzi e il suo governo hanno ragione, questa è la nostra
ultima chance” dice. Le aziende municipale dovrebbero essere
vendute, i nomi di alcuni stazioni metro messi all’asta, le tasse
di soggiorno alzate fino a 10 euro a pernottamento. Si tratta di
“condurre una delle città del pianeta” in un futuro migliore,
dice Marino. E molto grande il proposito del
Sindaco, dice Raffaele La Capria. Perché la crisi di Roma è solo un
riflesso della situazione dell’intero paese. “Siamo tutti un po’
depressi, quando pensiamo alla decaduta dell’Italia.”. La Capria, 91 anni, un vecchio sveglio
e modi eleganti, è il decano degli scrittori italiani. Da oltre
mezzo secolo vive nell’ultimo piano di un palazzo a Piazza
Grazioli, da dove guarda in basso su Silvio Berlusconi, che abita
alcuni metri più in giù. Ma “quello lì”, dice La Capria,
Berlusconi e il suo ventennio, sono solo parzialmente responsabili
per la crisi di Roma. Alla capitale e la sua “borghesia decaduta”
mancherebbe innanzitutto la consapevolezza necessaria per la propria
gloriosa eredità. La Capria, uno degli ultimi
rappresentanti dell’epoca in cui Fellini, Pasolini e Moravia
coniavano l’immagine di Roma nel mondo, osserva un cambiamento
inarrestabile della società romana, verso il basso. Molto in basso, visto dal podio dove il
Papa santificherà due dei suoi predecessori, sono gli uomini di Via
della Conciliazione. A 300 metri da S. Pietro dormono all’aria
aperta, sotto le arcate. A destra rumeni, che ascoltano musica fino a
tarda notte, a sinistra i polacchi con damigiane in cartone di vino
rosso. Jacek, l’unico del gruppo che non
beve, ha studiato agrimensura nel suo paese. Da 25 anni vive a Roma,
da 11 mesi per strada. Ha 67 anni, vorrebbe lavorare, e per questo
continua ad aver cura di sé: abbigliamento ordinato, doccia
mattutina in un ospizio per senzatetto, lettura serale sotto la luce
abbagliante neon in un sottopassaggio a S. Pietro. Nella bibbia Jacek conserva una foto.
Ritrae il suo compaesano Giovanni Paolo II. Il 27 aprile, giorno
della santificazione, Jacek si alzerà come tutte le mattine
all’alba. Poserà i suoi averi dietro un muretto e si metterà in
cammino, verso S. Pietro, per mischiarsi tra i pellegrini. Come se
fosse uno di loro.
Articolo tratto da uno dei più famosi giornali internazionali
DER SPIEGEL (GERMANIA) tradotto da
INFOTERZO